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Papa Francesco riceve in dono la croce del CEC che simboleggia la disabilità, scolpita da un artista keniota con una dedica

Papa Francesco riceve in dono la croce del CEC che simboleggia la disabilità, scolpita da un artista keniota con una dedica

Okki, a non udenti da Nairobi, ha intagliato e scolpito una croce simbolica per il Papa Francesco. Foto: Albin Hillert/WCC

21 June 2018

La perdita dell’udito e del linguaggio non hanno impedito all’artista keniota Karim Okiki di dedicarsi all’intaglio del legno e scolpire una croce simbolica che egli stesso donerà a Sua Santità Papa Francesco durante la sua visita al Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) a Ginevra. Questa croce rappresenta le persone con disabilità di tutto il mondo.

“Vorrei che questa croce parlasse a Papa Francesco e alle chiese di tutto il mondo della necessità di accogliere le persone con disabilità, specialmente i non udenti e coloro che hanno problemi d’udito, nella chiesa di oggi”, afferma Okiki.

“Essere disabili fa parte della diversità divina del creato”, spiega Okiki, un uomo non udente di 33 anni del Kenya, che ha realizzato la croce di legno che verrà donata a Papa Francesco durante la sua visita del 21 giugno al Centro ecumenico di Ginevra.

Tre simboli di disabilità intagliati sulla croce rappresentano i non vedenti e gli ipovedenti, le persone con handicap fisici e i non udenti. Al centro della croce, il simbolo della lingua dei segni rappresenta l’inclusione di persone con disabilità in ogni aspetto della chiesa e della società.

‘Appello ai Cristiani’

“Sono entusiasta di realizzare questa croce, non solo un dono ma un appello ai cristiani per cambiare il loro atteggiamento nei confronti delle persone con disabilità, dal momento che anche noi siamo stati creati a immagine di Dio”, dice Okiki.

Dopo aver affrontato tanta discriminazione nel suo percorso di crescita, egli spera che la chiesa possa ricordare a tutti i cristiani del mondo di agire in modo più accogliente verso le persone con disabilità, che fanno parte della creazione di Dio, come anche predicato da Papa Francesco.  “Quando avevo tre anni, mi ammalai e rimasi in ospedale per otto mesi”, spiega Okiki. “Quando uscì dall’ospedale, avevo perso la capacità di udire e parlare. Non riuscivo a capire perché non potessi parlare e udire come i miei fratelli e gli altri bambini”.

Okiki venne iscritto alle scuole per non udenti, non alle scuole tradizionali “sebbene desiderassi frequentare le stesse scuole dei miei fratelli”. Non poteva nemmeno frequentare la scuola domenicale, il che lo frustrava.

“Quando chiudeva la scuola, non c’era nessuno con cui potessi giocare o parlare, poiché nessuno capiva il linguaggio dei segni. Mi sentivo discriminato e avevo una bassa autostima. Ancora oggi spesso affronto lo stigma e la discriminazione”, lamenta Okiki.

Dopo aver completato l’istruzione secondaria, la vita è diventata più positiva per Okiki quando fu invitato a partecipare ad un seminario per il potenziamento giovanile organizzato da un’organizzazione non governativa nota come Società Undugu del Kenya, nel suo villaggio natale.

L’organizzazione rimase colpita dalla capacità di Okiki di comunicare attraverso il linguaggio dei segni e lo assunse come istruttore di lingua dei segni in uno dei suoi progetti a Nairobi.

Incontro con altri non udenti

“Andare a Nairobi cambiò completamente la mia vita. Incontrai altri non udenti che mi fecero conoscere la chiesa di Emmanuel per i non udenti di Nairobi, e fu allora che cominciai ad andare in chiesa”, spiega.

Quando non lavorava, andava in un negozio di falegnameria come aiutante.

“Mentre ero lì, sviluppai un forte interesse per la falegnameria e dopo due anni di formazione, insieme ad un amico, utilizzammo i nostri risparmi per aprire una falegnameria nel 2013. Oggi questo negozio è il mio mezzo di sostentamento e mi ha permesso di fornire lavoro ad altre persone”, dice Okiki.

La sua falegnameria si trova in una zona di Nairobi densamente popolata e dà impiego a tre giovani (due uomini e una donna), due dei quali non udenti. Uno dei tre impiegati è udente e fa da tramite tra Okiki e i suoi clienti, attraverso l’interpretariato del linguaggio dei segni.

Okiki afferma, “La comunicazione con i miei clienti è stata la più grande sfida che ho affrontato nel mio lavoro. Mi affido all’interprete della lingua dei segni per comunicare con i clienti”.

In assenza dell’interprete della lingua dei segni, egli scrive o usa il linguaggio del corpo.

“Talvolta, quando le persone si rendono conto che sono non udente, pensano che io non possa fare un buon lavoro e si rifiutano di acquistare nel mio negozio. Altri invece decidono di approfittarsi della situazione per pagarmi molto meno. Questo mi fa soffrire, perché so di riuscir ea fare un buon lavoro nonostante la mia disabilità”, afferma.

Vicino al negozio di Okiki c’è la chiesa Christ is the Answer Ministries (CITAM). La chiesa ha dapprima accolto Okiki come vicino per poi accoglierlo come membro della congregazione.

‘Accolto nella chiesa’

“Essere accolto come membro di questa chiesa, nonostante fossi non udente, mi ha fatto capire che ho dei doni che sono utili alla chiesa e alla società. Ho acquisito fiducia in me stesso e ho poi celebrato il mio matrimonio in questa stessa chiesa”, dice.

Prima di questo momento, a causa delle discriminazioni che aveva affrontato, aveva paura di frequentare una chiesa tradizionale “ed è per questo che mi sono unito ad una chiesa per non udenti”, dice Okiki.

“Mi piacerebbe vedere un mondo in cui le esigenze spirituali delle persone con disabilità  possano essere soddisfatte proprio come lo sono quelle di qualsiasi altra persona. Anch’essi sono assetati di nutrimento spirituali, ma poiché non c’è per loro un ambiente favorevole affinché entrino a far parte delle nostre chiese, rimangono chiusi in casa”.

Okiki, che ama ballare e giocare a pallavolo, è sposato con una donna non udente e insieme hanno due bambini udenti.

High resolution photos: EDAN Cross for Pope Francis

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Visit of Pope Francis to the WCC

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