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Occorrono scarpe robuste, non guanti caldi, per le prossime tappe del cammino ecumenico

Occorrono scarpe robuste, non guanti caldi, per le prossime tappe del cammino ecumenico

Il segretario generale del CEC, Rev. Dr Olav Fykse Tveit, saluta Papa Francesco appena arrivato al Centro ecumenico di Ginevra. Foto: Albin Hillert/CEC

03 July 2018

di Stephen Brown*

Quando il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Olav Fykse Tveit, fece visita per la prima volta a Papa Benedetto XVI in Vaticano, nel dicembre del 2010, portò con sé un paio di guanti caldi come dono per il pontefice.

“In inverno proteggono bene dal freddo”, disse Tveit, un teologo luterano abituato alla stagione della neve e del ghiaccio della sua terra natia norvegese. “Quindi, in questo periodo, che secondo alcuni è l’inverno ecumenico, essi simboleggiano la possibilità di andare avanti nonostante le difficoltà”.

Tuttavia, quasi otto anni dopo, in visita a Ginevra il 21 giugno su invito del CEC per celebrare il suo 70° anniversario, Papa Francesco non ha parlato d’inverno ma ha detto che non vede l’ora della “fioritura di una nuova primavera ecumenica”.

Fondato nel 1948, il CEC oggi raggruppa 350 chiese protestanti, ortodosse, anglicane e altre in tutto il mondo. La Chiesa cattolica romana non è membro del CEC, sebbene coopera con esso in diversi ambiti.

L’incontro a Ginevra è stato descritto come un “pellegrinaggio ecumenico”, sotto il motto “Camminando, pregando e lavorando insieme”.

È stata la terza visita papale dopo quelle di Papa Paolo VI nel 1969 e Giovanni Paolo II nel 1984.

Se i suoi predecessori durante le loro visite avevano sottolineato il ruolo unico del papato della Chiesa cattolica romana, Papa Francesco ha detto al CEC di essere venuto “come un pellegrino in cerca di unità e pace”.

Secondo Martin Bräuer, un esperto di cattolicesimo presso l’Istituto per la ricerca ecumenica di Bensheim, in Germania, Papa Francesco “affronta la questione dell’ecumenismo in un modo diverso da quello a cui stiamo stati abituati”.

Il Papa è “convinto che i cristiani devono agire e testimoniare insieme, e devono parlare all’unanimità delle grandi sfide che l’umanità deve affrontare, ovvero la solidarietà, la pace, l’ambiente e la giustizia”.

Per questo motivo, Bräuer ha scritto in un articolo pubblicato sulla rivista del CEC, The Ecumenical Review, che “egli si affida agli incontri personali: al parlare l’uno con l’altro, non l’uno dell’altro”.

L’anno dopo la sua elezione nel 2013, Papa Francesco visitò una comunità pentecostale; nel 2015, fu il primo Papa che entrò in una chiesa valdese in Italia; l’anno seguente fu il primo ad avere un incontro con un Patriarca della Chiesa ortodossa russa quando incontrò il Patriarca Kirill a L’Avana.

Papa Francesco si recò poi a Lund, in Svezia, per una commemorazione congiunta cattolico-luterana, con la Federazione mondiale luterana, il 31 ottobre 2016 per inaugurare il 500° anniversario della Riforma protestante.

E due giorni dopo il suo ritorno dal CEC, Papa Francesco ha avuto il suo primo incontro con i rappresentanti dell’Organization of African Instituted Churches (Organizzazione delle chiese di istituzione africana).

“Papa Francesco desidera anche avviare delle azioni concrete per l’ecumenismo e quindi creare una nuova dinamica intesa a cambiare il modo in cui tutte le chiese comunicano al loro interno ed esterno”, secondo Bräuer.

Il Papa sta sviluppando, suggerisce Bräuer, “un modello di unità in cui l’identità delle diverse chiese è preservata senza oscurare l’identità dell’insieme”.

Nel 2010, in un libro di interviste autobiografiche e in una frase che prefigurava il motto della sua visita al CEC, l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio ha parlato della ricerca di “una diversità riconciliata che implica il camminare insieme, pregare e lavorare insieme”.

Nel suo discorso papale ai leader del CEC a Ginevra, Papa Francesco sembrò aver fatto un passo avanti, riferendosi ora al percorso di “una comunione riconciliata finalizzata alla manifestazione visibile della fraternità che ancora oggi unisce i credenti”.

Nelle parole di benvenuto a Papa Francesco, il segretario generale del CEC Tveit ha descritto il motto dell’incontro come un nuovo slancio nell’unico movimento ecumenico.

“Oggi stiamo attraversando una tappa fondamentale del nostro cammino”, ha detto, e ha in seguito aggiunto: “non ci fermeremo qui. Continueremo, possiamo fare molto insieme per coloro che hanno bisogno di noi”.

Per le prossime tappe della stagione della primavera ecumenica, sembra occorrano non più guanti caldi ma scarpe robuste.

* Stephen Brown, l’editore della rivista trimestrale del Consiglio ecumenico delle chiese, The Ecumenical Review, ha viaggiato sull’aereo papale con Papa Francesco.

 

Testo integrale dell’articolo “Papa Francesco e l’ecumenismo”, di Martin Bräuer in The Ecumenical Review, marzo 2017

Visita di Papa Francesco al CEC

Foto della visita ad alta risoluzione

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