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Il G7 deve affrontare la fame nel mondo

Il G7 deve affrontare la fame nel mondo

Alcune persone ricevono alimenti da ACT Alliance a Rumading, nel Sud Sudan. © Paul Jeffrey/ACT Alliance, 2017

24 May 2017

Si sta facendo davvero troppo poco per salvare la vita dei 20 milioni di persone che soffrono la fame in Yemen, Somalia, Sud Sudan e Nigeria. Tra loro ci sono 1,4 milioni di bambini a rischio di morte imminente se, non arriveranno immediatamente gli aiuti.

Al giorno d'oggi, nella nostra epoca, la fame non può essere tollerata. Non solo perché per Dio ogni essere umano è prezioso e ha il diritto di mangiare, ma anche perché la fame si accanisce proprio sui più deboli e sui più vulnerabili.

È dovere morale delle nazioni ricche fare tutto il possibile per fornire finanziamenti e assistenza in grado di salvare vite, agendo per porre fine alle condizioni che determinano le carestie: guerra, malgoverno e cambiamento climatico.

Domenica scorsa, oltre un miliardo di cristiani sono stati chiamati a partecipare a una Giornata mondiale di preghiera per porre fine al dramma della fame. Noi, come firmatari, abbiamo contribuito a promuovere questo evento di portata globale perché crediamo che per questa crisi siano necessarie le nostre preghiere e riteniamo che i governi, la società e le persone di fede debbano agire.

La crisi attuale colpisce in un contesto di peggioramento del problema della fame. Le persone che hanno bisogno di aiuti alimentari sono aumentate del 35% nell'ultimo anno, passando da 80 a 108 milioni. Questa cifra spaventosa, davanti agli impegni globali per porre fine alla povertà e alla fame entro il 2030, suggerisce che mentre le cose stanno migliorando per la stragrande maggioranza degli abitanti del mondo, stanno invece peggiorando là dove al situazione è già tragica.

Le organizzazioni umanitarie, insieme ai membri della nostri chiesa attivi sul campo, sono consapevoli della catastrofe: in Africa Orientale centinaia di migliaia di persone si stanno muovendo per fuggire dalla fame e dalla guerra oppure vivono oltre i confini in insediamenti precari. L'Uganda attualmente ospita il più grande campo profughi del mondo: Bidi Bidi, dove vivono oltre 270.000 persone. Ogni giorno migliaia di persone arrivano in Uganda dal Sud Sudan; tra loro ci sono centinaia di bambini non accompagnati, i cui genitori sono dispersi o sono stati uccisi. Gli aiuti alimentari sono disperatamente scarsi.

In Somalia, centinaia di migliaia di persone fuggono dalle terre aride dove la siccità ha distrutto intere mandrie di bestiame, togliendo a interi villaggi le risorse per vivere. Chi si occupa di aiuti riferisce che le madri perdono i figli a causa della fame e della sete, affrontando lunghi trasferimenti per cercare cibo e acqua.

Anche il colera, la diarrea e altre malattie stanno uccidendo i bambini, i cui corpi indeboliti non riescono ad affrontare malattie che altrimenti sarebbero curabili. Muoiono in silenzio insieme alle loro famiglie, in villaggi remoti o affrontando lunghe marce in cerca di aiuto o ancora intrappolati in zone di guerra, dove subiscono bombardamenti, rapimenti, stupri e violenze. Sono proprio i bambini a pagare un tributo particolarmente pesante in questo senso.

L'ultima volta che il mondo ha sentito parlare di carestia è stato nel 2011, quando sono morti 260.000 somali; la metà di loro erano bambini. Ora la situazione è peggiorata. L'ONU riferisce di non aver osservato una crisi umanitaria di questa portata dal 1945 e, anche se sappiamo già come si sta evolvendo questa crisi, la risposta è troppo lenta: perché rispondiamo solo quando la morte ci guarda in faccia?

Questa crisi richiede una guida ispiratrice da parte dei capi di stato del G7, la cui leadership è necessaria per promuovere iniziative in tre aree.

Occorre innanzitutto stanziare risorse da destinare agli aiuti salvavita che, insieme all'assistenza alimentare, comprendono la fornitura dei farmaci e degli integratori di cui i bambini hanno assolutamente bisogno, la predisposizione di autobotti per fornire acqua potabile pulita e la realizzazione di interventi sanitari e igienici per arrestare la diffusione delle epidemie mortali. Finora sono stati ricevuti solo 1,6 miliardi di dollari, dei 4,9 miliardi necessari. Il resto è necessario ora. Gli impegni devono trasformarsi in contributi concreti.

In secondo luogo, bisogna impegnarsi a lavorare seriamente per eliminare le cause dei conflitti e delle ingiustizie. Significa agire costantemente nei luoghi più duri e pericolosi del mondo. Le nazioni e le agenzie internazionali devono adottare una risoluzione volta a favorire la pace prima che le guerre esplodano. Devono riconoscere le responsabilità dei governi che violano i diritti umani e agire nei loro confronti, anziché minimizzare l'impatto dei conflitti. Devono collaborare con i governi per costruire le istituzioni, la società civile e lo stato di diritto. Devono finanziare programmi con l'obiettivo di aiutare i poveri ad affrontare il cambiamento climatico.

Il G7 deve respingere le idee di coloro che chiedono minori interventi e propongono di ridurre le risorse finanziarie destinate alle attività umanitarie e allo sviluppo. Ora più che mai gli effetti cancerosi dell'ingiustizia, dello spostamento e dell'isolamento devono essere evitati.

Infine, preghiamo perché i leader del G7 possano ispirare tutti i governi a schierarsi con i più vulnerabili di tutto il mondo, per dare loro la stessa prosperità di cui possono già godere centinaia di milioni di persone. La crisi della fame a cui stiamo assistendo è il rantolo della morte dell'estrema povertà. Per mettervi fine abbiamo bisogno di una volontà politica continua, di un costante impegno e dei finanziamento dei governi e dei loro cittadini. Il momento di salvare vite e continuare a sradicare questo flagello è già arrivato.

Firmatari:

ACT AllianceJohn Nduna
Segretario generale
Persona di contatto:
Nick Clarke, Direttore strategia e partnership
Tel: +41 22 791 6235
Cellulare: +41 79 505 4927
Skype: nick.c.nz

Caritas in Veritate International-CiVI
Henry Cappello
Presidente e direttore esecutivo
Uffici CiVI USA (Arise e China)
3443, N. Central Avenue, Suite 1002,
Phoenix, AZ 85012, USA
t. +1 202 997 8888
t. +1 602 795 9810
henry@caritasinveritate.com

Federazione mondiale luterana
Rev. Dr Martin Junge
Segretario generale
Persona di contatto: Arni Svanur Danielsson,
Direttore della comunicazione
E-mail: asd@lutheranworld.org
Telefono: +41 22 791 6367

Esercito della Salvezza
General André Cox
Persona di contatto: Lt Colonel Dean Pallant
Direttore della International Social Justice Commission
International Social Justice Commission
E-mail: IHQ-Communications@salvationarmy.org
Tel: +44 [0] 7825 427088

Consiglio ecumenico delle Chiese
Rev. Dr Olav Fykse Tveit
Segretario generale
Persona di contatto: Marianne Ejdersten, Direttore della comunicazione
E-mail: mej@wcc-coe.org
Telefono: +41 79 507 63 63
Skype: marianne.ejdersten

Alleanza evangelica mondiale
Vescovo Efraim M. Tendero
Persona di contatto: Christine MacMillan
Segretario generale associato - Coinvolgimento pubblico,
Presidente: Global Human Trafficking & Refugee Task Forces
Alleanza evangelica mondiale
M. +1.416.825.6282 E. christinem@worldea.org
W. worldea.org F. facebook.com/worldea
Church Street Station, P.O. Box 3402, New York, NY 10008-3402

World Vision International
Thabani Maphosa
Partnership Leader, Food Assistance
E-mail: thabani_maphosa@wvi.org
Cellulare: +1 (202) 341 7549
Skype: thabani_maphosa
300 I Street, N.E. | Washington, DC, 20002 USA

Chris Derksen Hiebert
World Vision International,
Direttore, Attività pubbliche e relazioni con l'esterno
E-mail: chris_derksen-hiebert@wvi.org
Telefono: 1.416.275.0818
Skype: chrisderksenhiebert
Residente in Canada (GMT-4)
Chris sarà presente al G7 da mercoledì 24 maggio

Christopher Hoffman MPM,
World Vision International,
Direttore regionale degli affari umanitari e di emergenza per l'Africa Orientale -
Cellulare: +254 705 165 535
Skype: chrishoffmandrm
Christopher è disponibile per parlare della risposta umanitaria nell'Africa Orientale

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